Rassegna di Alma Cordis

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Comunicazioni oggettive AML: da segnalare le operazioni in contante

Premessa

In data 11 luglio 2018 l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (“UIF”) ha posto in consultazione le prime istruzioni operative in tema di comunicazioni oggettive ex art. 47 del D.Lgs. n. 231/2007, a seguito del recast di cui al D.Lgs. n. 90/2017 in attuazione della IVAMLD.

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Strumenti di finanziamento alternativi per le imprese: opportunità e prospettive future

1. Introduzione

La crisi dei mercati finanziari del 2008 ha evidenziato l’esigenza di supportare lo sviluppo delle imprese italiane e favorire la crescita dell’economia produttiva del paese. Nel corso degli ultimi anni ci sono stati numerosi interventi normativi volti a favorire l’utilizzo da parte delle imprese di strumenti di finanziamento alternativi al canale bancario e ad agevolare il ricorso al mercato dei capitali, in questo modo rendendo le stesse imprese più resistenti agli effetti del c.d. credit crunch.

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Le novità della pubblica consultazione del MEF per il recepimento della Direttiva IORP 2

La pubblica consultazione e la Direttiva IORP2

Il 24 luglio 2018 il Dipartimento del Tesoro del MEF ha avviato una (invero breve) pubblica consultazione per richiedere osservazioni e commenti da parte degli operatori del mercato al provvedimento predisposto in attuazione della Direttiva 2016/2341 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 14 dicembre 2016 “relativa alle attività e alla vigilanza degli enti pensionistici aziendali o professionali” (“IORP2”), che rimarrà aperta fino al 10 agosto 2018 (cfr. contenuti correlati).

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L’avvio dell’operatività dell’OCF

Con il recepimento della direttiva MiFID II, oltre alla razionalizzazione dell’intera disciplina, si è portato a termine il percorso legislativo iniziato con la Legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per l’anno 2016) per il definitivo trasferimento delle funzioni di vigilanza sui consulenti finanziari dalla Consob all’Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei Consulenti Finanziari (OCF). read moreLink originaleOriginal autore: dirittobancario

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La Board diversity nella nuova edizione del codice di autodisciplina

In data 17 luglio 2018 il Comitato per la Corporate Governance di Borsa Italiana ha integrato il Codice di Autodisciplina delle società quotate italiane predisposto dal Comitato per la Corporate Governance di Borsa Italiana (il «Codice di Autodisciplina») introducendovi raccomandazioni in merito alla «diversità, anche di genere […]ora oggetto di espresse raccomandazioni secondo la consueta formula del comply or explain»

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LEASING IMMOBILIARE E TUTELA DEL LESSOR IN IPOTESI DI SMARRIMENTO DEL CONTRATTO

Procedimento patrocinato dallo Studio Legale Filesi

LA MASSIMA 

L’azione di rivendicazione di cui all’art. 948 c.c., è azione petitoria concessa a chi si afferma proprietario di un bene, di cui tuttavia non ha la disponibilità materiale ed è volta a conseguire, sia una pronuncia di accertamento del diritto di proprietà, sia una pronuncia di condanna di colui che abbia il possesso o la detenzione del bene, alla sua restituzione. 

L’azione di rivendica può essere proposta anche da chi abbia trasferito il possesso del cespite, in base ad un’obbligazione assunta contrattualmente, ove eventi giuridici successivi, abbiano determinato il venir meno del diritto dell’accipiens. 

Questi i principi espressi del Tribunale di Treviso, Giudice Dott. Massimo De Luca con la sentenza n. 1566 del 23 luglio 2018. 

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Le banche incorporanti gli enti-ponte sono legittimate passive per tutte le pretese derivanti da rapporti intrattenuti con le banche risolte, salve esplicite esclusioni

L’incorporazione degli “Enti-Ponte” ha comportato il trasferimento alle banche incorporanti di ogni rapporto o situazione giuridica già facenti capo agli stessi e, quindi, di tutte le posizioni attive e passive della banca cedente, anche se definite prima dei provvedimenti di risoluzione, fatta eccezione per le posizioni dei c.d. “obbligazionisti subordinati”. 

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Pubblicata la V Direttiva UE: rafforzati i presidi di contrasto del riciclaggio e di finanziamento del terrorismo

Emanuela Montanari, Responsabile Antiriciclaggio, Segnalazioni Operazioni Sospette e Compliance Officer

Mentre gli Stati membri stanno applicando le disposizioni della IV Direttiva, i cui processi di attuazione non sono ancora conclusi, è stata pubblicata la V Direttiva antiriciclaggio nella Gazzetta Ufficiale UE del 19 giugno 2018 finalizzata ad un’ulteriore rafforzamento verso la prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo.

La direttiva n. 2018/843 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018 (cosiddetta V direttiva antiriciclaggio), modifica la direttiva 2015/849 (IV direttiva antiriciclaggio), che è stata recepita in Italia del Dlgs n. 231/2007 e a San Marino nella Legge n. 92/2008.

La nuova direttiva è entrata in vigore il 9 luglio 2018 e dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 10 gennaio 2020.

Soggetti obbligati

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In GU la proroga della riforma delle BCC

Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 171 del 25 luglio 2018 il decreto-legge 25 luglio 2018, n. 91, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative (c.d. Milleproroghe estivo).

Il decreto entra in vigore a partire dal 26 luglio 2018.

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CONTRATTI BANCARI: validi ed efficaci in assenza della sottoscrizione dell’intermediario

Segnalazione e nota di commento a cura dell’Avv.Antonio Ferraguto del Foro di Milano

Il principio di diritto, espresso in tema di intermediazione finanziaria dalla Suprema Corte la quale, chiamata a pronunciarsi in merito al fatto ‘se il requisito della forma scritta del contratto di investimento esiga, oltre alla sottoscrizione dell’investitore, anche la sottoscrizione ad substantiam dell’intermediario, ha valorizzato il rilievo in forza del quale “il requisito della forma ex art. 1325 c.c. va inteso non in senso strutturale, ma funzionale (avuto riguardo, cioè, alla finalità propria della normativa), affermando così che, affinché esso sia rispettato, è sufficiente la sola sottoscrizione dell’investitore, non necessitando la sottoscrizione anche dell’intermediario, il cui consenso ben si può desumere alla stregua di comportamenti concludenti dallo stesso tenuti” … può ritenersi applicabile a qualsiasi contratto concluso fra banca e cliente, attesa la identità di ratio che è sottesa alla decisione della Suprema Corte.

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BCC: il Governo approva la proroga della riforma

 

 

Il Consiglio dei Ministri riunitosi ieri, martedì 24 luglio 2018, ha approvato un decreto legge che introduce disposizioni urgenti per la proroga di alcuni termini previsti da disposizioni legislative (c.d. Milleproroghe estivo).

Per quanto qui maggiormente interessa, il decreto va a prorogare dagli attuali 90 giorni a 180 giorni il termine per l’adesione delle banche di credito cooperativo (BCC) al contratto di coesione che dà vita al gruppo bancario cooperativo.

Il termine decorre dal provvedimento di accertamento della Banca d’Italia in ordine alla sussistenza delle condizioni previste dalla legge per la stipula del contratto di coesione. Inoltre, si proroga al 31 dicembre 2018 la scadenza per l’adeguamento delle banche popolari a quanto stabilito dal Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia.

BANCARIA CONSULTING S.R.L. | via Grazioli 75 | 38100 TRENTO | C.F./P.IVA 01933200220

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Forme pensionistiche complementari: in consultazione il decreto di attuazione della IORP II

Previdenza complementare

25/07/2018

Allegati

Il Dipartimento del tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze ha posto in pubblica consultazione schema di decreto legislativo recante modifiche ed innovazioni al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, ed al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209 (Codice delle assicurazioni private), necessarie a dare attuazione di attuazione alla Direttiva (UE) 2016/2341 relativa all’attività e alla vigilanza degli enti pensionistici aziendali o professionali (c.d. IORP II).

Lo schema di decreto è volto a:

facilitare e regolare l’attività transfrontaliera delle forme pensionistiche;migliorare la governance e le funzioni fondamentali;incrementare la qualità delle informazioni destinate agli aderenti ed ai pensionati;garantire che l’Autorità di vigilanza abbia gli strumenti necessari per svolgere i compiti ad essa istituzionalmente assegnati nell’ambito dell’attività di supervisione dei fondi pensione.

La consultazione rimarrà aperte fino al 10 agosto 2018.

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Meritevolezza di un patto parasociale sulla formazione del Cda inserito in un accordo di separazione personale

Con la sentenza in esame la Suprema Corte si è pronunciata in relazione alla funzione concretamente perseguita da un patto parasociale compreso in un accordo di separazione personale tra coniugi. Tale ultimo accordo provvedeva allo scioglimento della comunione legale e dunque alla divisione dei beni rientranti nella stessa; segnatamente si ripartivano, tra le altre cose, le azioni relative ad una s.p.a. che di quella facevano parte, assegnandole per il 45% del capitale sociale alla moglie e per il 50% al marito. Il patto parasociale, invece, aveva ad oggetto la materia delle nomine dei membri del consiglio di amministrazione, del relativo presidente e dei sindaci. In specie, quanto alla formazione del cda, esso prevedeva che ciascuno dei parasoci nominasse due membri, con il quinto amministratore nominato di comune accordo; inoltre il marito aveva la facoltà di autonominarsi presidente del cda e di agire con deleghe per la gestione della società.

A seguito di un aumento di capitale sottoscritto dalla moglie anche per la parte lasciata inoptata dal marito, l’assetto proprietario si modificava, con la conseguenza che ella stessa si trovava a detenere il 97,30% del capitale e il marito il 2,5%; il patto parasociale continuava però a regolare nel modo descritto i rapporti di potere tra i due. La moglie ricorreva così di fronte alla Suprema Corte chiedendo, tra i diversi motivi, l’accertamento della nullità del patto parasociale per sopravvenuta immeritevolezza ex art. 1322 c.c.

In relazione a tale fattispecie concreta, la Corte in via preliminare ha affermato che il descritto parasociale, costituendo parte di un più ampio regolamento negoziale avente ad oggetto la divisione dei beni caduti in comunione tra due coniugi, deve essere indagato, quanto a sua meritevolezza e interpretazione, alla luce del complessivo assetto di interessi fissato dall’accordo di divisione. Nel rispondere alle censure della ricorrente, poi, la Corta ha rilevato come, con riguardo alla situazione delineatasi dopo l’aumento di capitale, il patto in questione non viola il principio generale che impedisce lo svuotamento dei poteri assembleari, né comporta un’esorbitante compressione del diritto di proprietà spettante alla moglie in relazione alla partecipazione: la durata quinquennale del patto, così come l’oggetto specifico ivi regolato – la nomina delle cariche sociali – non vengono ad incidere sul potere di controllo che sull’agire dell’apparato amministrativo la legge attribuisce all’assemblea dei soci.

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Insider trading: limiti all’utilizzo delle presunzioni nei procedimenti sanzionatori

Con la pronuncia in oggetto, la Corte d’Appello di Torino ha annullato una delibera sanzionatoria della Consob, che aveva ravvisato un caso di insider trading in relazione ad alcuni acquisti di azioni effettuati in prossimità alla cessione da un fondo ad una società straniera del pacchetto di maggioranza di una terza società cui era seguita un’OPA totalitaria sul resto delle azioni.

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USURA: manca un tasso soglia specifico per gli interessi di mora

La Banca d’Italia ha sottolineato che secondo una indagine la maggiorazione stabilita contrattualmente per i casi di ritardato pagamento è pari a 2,1 punti percentuali ed ha aggiunto che in assenza di una previsione legislativa che determini una specifica soglia in presenza di interessi moratori la Banca d’Italia adotta il criterio in base al quale i TEG medi pubblicati sono aumentati di 2,1 punti, per poi determinare la soglia su tale importo.

Il rimedio sanzionatorio previsto per gli interessi moratori si rinviene nella disciplina apprestata dall’art. 1384 cc in punto di riduzione della penale e non già nell’art. 1815 c 11 cc.

Questo il principio espresso dal Tribunale di Cagliari, Giudice Antonio Dessi, con l’ordinanza del 09.04.2018.

Nella fattispecie processuale esaminata un cliente agiva in giudizio contro una Banca con la quale aveva stipulato due contratti di mutuo di cui denunciava l’applicazione di interessi usurari, pertanto chiedeva al Giudice di accertare la gratuità dei contratti e di condannare l’intermediario alla restituzione di quanto indebitamente riscosso.

Resisteva in giudizio la Banca che chiedeva il rigetto della domanda attorea.

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USURA BANCARIA = SOMMATORIA TASSI CONTRATTUALI = LITE TEMERARIA

Provvedimento segnalato dall’Avv. Giampiero Rampinelli Rota del foro di Brescia

L’art. 96 c.p.c. disciplina una responsabilità oggettiva con funzione sanzionatoria applicabile alla parte che abbia abusivamente fatto ricorso allo strumento processuale, il Giudice può condannare il soccombente a pagare all’altra parte una certa somma di denaro e ciò anche in assenza della prova di un effettivo pregiudizio pecuniario.

Per determinare l’entità della somma da irrogare va valutato sia il comportamento soggettivo della parte e quindi la gravità dell’abuso, inteso come differenza tra la condotta processuale imposta dalla buona fede processuale e quella concretamente tenuta, sia gli elementi oggettivi in relazione ai quali la condotta abusiva è stata posta in essere e, in particolare, la natura ed il valore della causa.

La tesi della sommatoria dei tassi corrispettivi e moratori per valutare l’usura è assolutamente infondata e integra un’ipotesi di lite temeraria.

Questi i principi espressi dal Tribunale di Brescia, Giudice Gianluigi Canali con la sentenza n. 1578 del 29.02.2018.

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USURA BANCARIA: archiviato il procedimento a carico degli organi apicali di un Istituto di credito

È esclusa la sussistenza dell’elemento soggettivo del reato di usura in capo agli organi apicali delle banche laddove abbiano operato in linea con quanto previsto dalle circolari della Banca d’Italia e dai decreti ministeriali vigenti all’epoca dei rapporti di oggetto di contestazione.

Anche se si ritenesse di doversi discostare dalle Istruzioni della Banca d’Italia ed includere nel calcolo del TEG oneri quali gli interessi di mora e/o la commissione di massimo scoperto (ante 2010), sarebbe impossibile dimostrare la sussistenza del dolo del reato di usura in capo a dirigenti e funzionari dell’istituto credito, obbligati ad adeguarsi alla normativa imposta dall’istituto di vigilanza.

Questi i principi espressi dal Tribunale di Milano, sezione GIP, Giudice Giuseppina Barbara con il decreto di archiviazione del 05.05.2018.

Il procedimento in commento prende le mosse da una denuncia presentata da una società nei confronti del direttore di un Istituto di credito, poiché ritenuto colpevole del reato di cui agli artt. 644, comma 5, in relazione ad interessi usurari applicati su tre rapporti di conto factoring per un totale di euro 827.387,66 determinato dal dall’inclusione di CMS anche per i periodi antecedenti al 2010 ed interessi moratori sommati a quelli corrispettivi.

Il P.M. chiedeva l’archiviazione del procedimento affermando che il metodo utilizzato dal consulente di parte della persona offesa ai fini del calcolo degli interessi asseritamente usurari era stato effettuato con formule radicalmente diverse da quelle indicate dalla Banca d’Italia.

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Commissione di massimo scoperto e usura: le Sezioni unite risolvono il contrasto

Con la sentenza n. 16303 del 20 giugno 2018 le Sezioni Unite della Corte Suprema di Cassazione si sono pronunciate sulla questione di diritto attinente la rilevanza delle commissioni di massimo scoperto agli effetti del superamento del tasso soglia dell'usura di cui all'art. 644, comma 3, c.p.

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Bankitalia può far accedere a informazioni su banche fallite il correntista che chiede i danni?

Bankitalia, quale Autorità nazionale di vigilanza bancaria e finanziaria, dovrebbe poter consentire l'accesso a informazioni riservate su un ente creditizio fallito a una persona che, in base alle disposizioni nazionali, voglia valutare la possibilità di intentare un’azione di risarcimento nei confronti della stessa Autorità di vigilanza per i danni subiti a causa del fallimento o della liquidazione di questo ente creditizio. E’ questo il parere dell’Avvocato Generale Michal Bobek espresso nelle conclusioni del 12 giugno 2018, relative al caso del signor Buccioni, correntista della Banca Network Investimenti SpA (BNI), assoggettata alla procedura di liquidazione coatta amministrativa nel 2012.

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